Il percorso comune di Yoga e Āyurveda


Āyurveda e Yoga sono due sistemi di pensiero e di pratica nati in India più di duemila anni fa e che
hanno attraversato con successo la storia per giungere fino ai giorni nostri. Il proposito di questo
corso è quello di esaminare il rapporto tra i due sistemi, seguendo il percorso parallelo che essi
hanno fatto nel corso dei secoli.
Lo storico e geografo greco Megastene nella sua opera Indikà (IV° sec.aC) riporta l'esistenza nel
nord dell'India di asceti residenti nei boschi e dediti all'esercizio della medicina. È nelle comunità di
asceti, tra i primi yogin, che l'āyurveda potrebbe aver avuto origine. Lo stesso Buddha avrebbe
avuto familiarità con i principi dell'āyurveda, come suggerisce un frammento del canone buddista, il
Sīvakasutta, dove i tre umori, vāta, pitta e kapha, vengono messi in relazione con le malattie.
A testimonianza di uno stretto rapporto in origine tra le pratiche mediche e quelle dello yoga sta il
fatto che il più antico testo di medicina ayurvedica, la Carakasaṃhitā, contiene al suo interno due
brevi trattati di yoga. Nel primo (Śārīrasthāna,1,137-155) l'autore descrive i caratteri essenziali
della pratica yoga e i frutti che da essa derivano. Si tratta di uno yoga di arresto, dove il corpo è
mantenuto immobile e la mente è posta in quiete (samādhi). Il fine della pratica è il raggiungimento
della liberazione (mokṣa), cui consegue l'uscita definitiva e irreversibile dal ciclo delle nascite e
delle morti. Nel secondo (Śārīrasthāna, 5, 12-24) l'autore si sofferma sul percorso esistenziale che
l'aspirante alla liberazione deve seguire. Si tratta di un percorso impegnativo che presuppone l'uscita
dal mondo e la rinuncia a qualsiasi possesso materiale o relazione familiare. La ricompensa finale
per lo yogin è la pace interiore (śānti) che coincide con l'estinzione dei desideri e la fine del dolore.
Secondo una ben nota tradizione la Carakasaṃhitā e gli Yogasūtra, testo fondamentale dello yoga
antico, sarebbero opera del medesimo autore, il mitico Patañjali. Questi avrebbe composto anche il
Mahābhāṣya, importante trattato di grammatica (vyākaraṇa). Con la Carakasaṃhitā egli avrebbe
purificato il corpo degli uomini, con il Mahābhāṣya la parola e con gli Yogasūtra la mente. Si tratta
di una tesi inconsistente dal punto di vista storico ma affascinante dal punto di vista concettuale:
essa si basa sull'idea che l'uomo sia fatto essenzialmente di corpo, parola e mente.

Il rapporto tra āyurveda e yoga prosegue e diviene quasi simbiotico in epoca medievale e post-
medievale: gli yogin, infatti, per purificare il corpo e renderlo idoneo alle pratiche meditative,

ricorrono alle tecniche dell'āyurveda. La Gherandasaṃhitā, trattato yoga del XVII° secolo, descrive
pratiche igieniche di natura ayurvedica che lo yogin deve integrare nella propria routine quotidiana.
Il tempo porta inevitabilmente cambiamenti e dei due sistemi quello che si trasforma di più è lo
yoga. Esso cessa di essere un mezzo di liberazione e diviene piuttosto strumento di salute fisica e
psicologica. Ricercatori come Svami Kuvalayananda e Shri Yogendra studiano gli effetti fisiologici
e i benefici per la salute delle pratiche yoga, particolarmente di quelle fisiche; Svami Vivekananda
per primo introduce lo yoga in Occidente. Lo yoga, inoltre cessa di essere una disciplina ascetica e
solitaria e diviene piuttosto pratica aperta a tutti e sociale. L'istituzione recente della Giornata
Mondiale dello Yoga con le sue folle di praticanti nelle piazze delle principali città di tutto il mondo
è la testimonianza diretta di questo cambiamento. Anche l'āyurveda cambia, non nella sua
concettualità ma nelle sue modalità di fruizione: esso diviene pratica diffusa in tutto il mondo e
dialoga in diversi modi e a diversi livelli con la moderna medicina tecnologica. È su questo nuovo
terreno globale che āyurveda e yoga si incontrano nuovamente, entrambi rinnovati ma legati da un
sottile filo di continuità con le rispettive origini, per offrire all'uomo di oggi una via nuova e antica
che conduca al benessere e alla realizzazione.

 


Ernesto Iannaccone